Riccardo Storti, fondatore del Centro Studi per il Progressive Italiano (CSPI) racconta le sue impressioni della prima serata di tesseramento svoltasi a LaClaque di Genova lunedì 25 gennaio. Lo ringraziamo delle belle parole e delle acute osservazioni.
Ad maiora.

Impressioni di Gennaio
a cura di Riccardo Storti

Qualche impressione sulla prima riunione tenutasi alla Claque in occasione del tesseramento alla neonata MIG, Musicisti Indipendenti per Genova.

Mi è piaciuta soprattutto l’idea di superare certi steccati stilistici in nome di un connettore e un collettore che, se ben coordinato, darà i suoi frutti. Ci vuole pazienza e non vale avanzare la solita tiritera per cui “la pazienza è finita”. Qui si parla di arte e coloro che si espongono sono artisti in prima linea. Non solo: MIG è una penisola collegata alla terra degli appassionati di musica. Non è un’isola e, per questo, non si vuole isolare. Meno che mai è una torre in cui chiudersi in difesa; nemmeno una posizione d’attacco da cui lanciare strali verso il famoso orto del vicino.

Credo che sia e sarà qualcosa di diverso a cui siamo abituati (almeno noi genovesi…) e, per questo, i presupposti fanno ben sperare. Al di là del mugugno e del maniman, difficili da estinguere su tutto l’orbe della Superba.

Mentalità. Parola chiave. Illuminante Diego Borotti, musicista di altre latitudine mentali, quasi un marziano. Perché? Perché è uno che a Torino, oltre a metterci la faccia, ci ha messo le mani, si è rimboccato le maniche e si è mosso insieme ad un gruppo di altri suoi confratelli sonori per “fare”.

Ho capito che MIG (per fortuna) è qualcosa di diverso e che, probabilmente, Genova non ha mai avuto

E non è venuto a Genova per parlare di fumisterie o a cazzeggiar cantando di concetti astrali. Un sassofonista con la cartellina e la calcoltatrice. Fondi europei, gestione territoriale, aperture internazionali, progettualità, partenariati e intelligenti twinship musicali, aggiornamenti sul found raising: roba da grandi. Di Torino ho sentito parlare bene anch’io, se non altro mi è capitato di trascorrervi ultimamente un fine settimana e, a livello di proposte musicali, c’era l’imbarazzo della scelta. Ma non è l’Eldorado, ci vuole metodo, strategia, competenze, sudore, intelligenza, buon senso ed è arrivata l’ora che anche Peter Pan si metta un po’ a studiare, soprattutto comunicazione, perché se oggi sai comunicare, la musica eccome se gira. Bisogna essere bravi, non pretendere di fare o sapere fare tutto, anzi fare gruppo. Fare sistema.

La percezione (buona) che ho avvertito mi convince a intravedere altro. Mi riferisco ad una prospettiva organizzativa più ampia, che tocca nodi quali la formazione (parametro che qui a Genova si è sempre considerato poco, mi pare, tra gli addetti ai lavori) quindi che non mira e non può mirare a risultati immediati, ma sul lungo termine. Un DNA che quei ragazzi di Piazzale Adriatico hanno nel sangue…

Ho capito che MIG (per fortuna) è qualcosa di diverso e che, probabilmente, Genova non ha mai avuto. Mentalità. Ci risiamo. Ma perché no? Perché rinunciarvi? L’idea di un’entità che ha un plurimo profilo: un po’ factory, un po’ presidio musicale sul territorio, un po’ mediatore, un po’ centro archivistico con tanto di database artistico. Censire, contarci, capire e poi partire. Non domani mattina al suono di “facce suona’ “, tanto per capirci.

Non sarà facile, ma vale la pena provarci e crederci.